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Una giustizia umana. Dal Piemonte al Burkina Faso

Ammirazione, creatività progettuale, impegno politico e istituzionale. Il tutto per una giustizia che tenga conto dell’umanizzazione della pena. Anche nel quartultimo Paese più povero al mondo.
Sono questi gli ingredienti che  hanno caratterizzato e dato spessore alla visita di una delegazione del Burkina Faso che, accompagnata da Progettomondo.mlal, ha appena fatto tappa in Piemonte e in Liguria.
Oudrago Nogmenegre Claude, il direttore del principale carcere del Paese, la Maison d’Arrete et Correction de Ouagadougou, è atterrato in Italia con l’ex cappellano della stessa Maison, Padre Francois Kientega, per un fitto programma di scambio, previsto nel progetto di cooperazione decentrata “Coltiviamo il futuro”, cofinanziato da Regione Piemonte e Comune di Fossano, e realizzato in Burkina dalla nostra Ong veronese e dall’associazione “Noi con Voi” di Savigliano.

In Burkina Faso ci sono 29 carceri suddivise in tre aree penitenziarie. Quello di Ouagadougou è il più grande e rinchiude 2.200 detenuti in una superficie che sarebbe adatta a un massimo di 1.300 persone. I problemi principali, oltre al sovraffollamento, sono il reinserimento sociale dei detenuti e il loro nutrimento.
“Coltiviamo il futuro” va proprio in questa duplice direzione. L’intervento di Progettomondo.mlal (che da tempo è impegnata sul tema della giustizia in Bolivia e, in passato, pure in Mozambico) e dell’associazione Noi con Voi prevede la realizzazione, su circa 12.000 metri quadri di terreno, di orti di piante forestali non legnose ad alto valore nutritivo (nieré, moringa, baobab, karité), coltivate con tecniche particolari che garantiscono una produzione ininterrotta nel corso dell’anno, anche grazie all’irrigazione goccia a goccia. A beneficio di cica 60 detenuti minori e 150 donne, il progetto prevede inoltre corsi di alfabetizzazione e corsi di sartoria, per agevolare il futuro reinserimento in società.

La tavola rotonda organizzata a Torino ha permesso la condivisione delle best practices maturate dalle numerose organizzazioni piemontesi presenti”, fa presente il responsabile Area Africa per Progettomondo.mlal, Francesco Meneghetti. “È emersa la soddisfazione di essere parte di un processo di cooperazione multistakeholder che coinvolge una sessantina di comuni gemellati”.
Se i garanti dei detenuti hanno sottolineato quanto “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, evidenziando che  il lavoro costituisce una fondamentale opportunità di cambiamento e riscatto personale e sociale, dalla Conferenza regionale dei volontari penitenziari è arrivato il racconto  del percorso propedeutico che permetta il rilascio di un tesserino d’accreditamento da parte dell’Amministrazione Penitenziaria, in modo da poter garantire un servizio di qualità e inter-mediazione ben accolto da tutti. Il cappellano del “Ferrante Aporti” della pastorale penitenziaria di Torino ha infine testimoniato gli effetti del sostegno umano e spirituale aperto ed ecumenico, perché la speranza e la possibilità di cambiamento interiore sono i fondamenti di ogni fede religiosa.

Dichiara Ivana Borsotto, vicepresidente di Progettomondo.mlal: “Il nostro obiettivo è umanizzare le carceri del mondo. In particolare quelle del Burkina Faso, Paese in cui operiamo da tempo e che al momento desta preoccupazione per le problematiche sociali”.  
“Si tratta di una cooperazione che nasce dalle amministrazioni locali per rivolgersi al mondo in una contaminazione reciproca tra la situazione carceraria italiana e quella del Burkina Faso” fa presente l’assessore alla cooperazione decentrata internazionale della regione Piemonte, Monica Cerutti.

Dagli incontri di palazzo la delegazione si è spostata poi direttamente dietro le sbarre.

Nel carcere di Saluzzo, noto per le  birre artigianali prodotte secondo metodologie produttive tradizionali,
 sono emersi spunti e valide esperienze  di attività pedagogico-teatrali che, oltre a produrre un immediato benessere psico-sociale nei luoghi di reclusione, abbassano fino al 16% la recidiva.
Nel carcere di Alba la delegazione ha incontrato i detenuti coinvolti nelle attività agricole e nei vigneti interni, mentre nella Casa di reclusione di Fossano, i lavori che riabilitano l’uomo sono prodotti in carpenteria.

Gli ospiti burkinabé hanno preso visione dei molti prodotti elaborati in quaranta carceri italiane (più una internazionale, quella di Ouagadougou), in vendita alla Bottega Freedhome in centro a Torino, una vera “finestra aperta” che permette un continuo flusso non solo di manufatti artigianali che garantiscono un’economia solidale, ma anche e soprattutto un continuo scambio di beni immateriali che alimentano fiducia, autostima e ore di piacere.
Con sorpresa, il direttore della MACO ha anche trovato esposte in bottega le borse (e presto i sandali!) realizzate nella sezione femminile del carcere che dirige in Burkina.


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