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"Parole forti per rabbia". Il dialogo che abbatte il razzismo

Una storia di presunto razzismo dal lieto fine testimonia l’importanza di favorire il dialogo per superare anche quelle che sembrano barriere invalicabili.
La vicenda risale a luglio quando gli attori della compagnia “Cantieri Meticci”, sono arrivati a Verona portando in scena una performance promossa da Progettomondo.mlal per riflettere sull’ondata di odio e intolleranza che imperversa in Italia e nel mondo.

Due degli attori, in un alloggio preso in affitto a est della città, si sono sentiti vittime proprio di quella discriminazione narrata sul palco.

Sanam, iraniana nata a Theran, che dal 2004 risiede ora a Bologna con tanto di permesso di soggiorno in regola, non ha ingoiato l’aggressione verbale e, ferita nel Paese in cui vive, ha quindi denunciato l’accaduto.
Nei giorni che sono seguiti alla denuncia, però, il proprietario dell’alloggio in affitto si è fatto avanti per avanzare le sue scuse. Dopo un dialogo tra le parti, mediato dall’Ong scaligera che da più di 50 anni favorisce l’integrazione e l’incontro tra i popoli, dal gestore è arrivata una lettera da cui emerge una presa di coscienza importante.

“Non bisogna mai e poi mai sottovalutare l'importanza delle parole e soprattutto il loro significato in ogni singola circostanza”, scrive l’affittacamere veronese, individuando nella rabbia la colpa di un’eccessiva superficialità nell’utilizzo di parole forti che, pur senza volerlo, sono risuonate pregne di razzismo ai destinatari di origine straniera.
L’insistenza di Sanam nel volere la ricevuta cartacea prima di andarsene, e la concomitante lamentela per un divano letto rotto, hanno fatto salire la tensione da cui, a detta dell’uomo, è scaturita “un’accesa discussione” sfociata purtroppo “in frasi e parole piuttosto forti”. Il gestore, insieme a un collaboratore, “infastiditi e presi dalla rabbia” non avrebbero quindi dato molto peso alla forma di ciò che dicevano, “non pensando – ammette l’uomo - che Sanam e il suo collega, avrebbero potuto quasi certamente fraintendere in senso razzista”.

Chiarisce il proprietario dell’alloggio: “Non ho mai avuto intenzioni razziste o discriminatorie nei confronti di Sanam e dei suoi compagni, piuttosto ho sbagliato a non pesare le mie parole, dimenticando che, verso chi proviene da Paesi sottoposti a pesanti processi migratori verso l'Iltalia, in questo particolare momento storico e politico serpeggia ingiustamente un clima di diffidenza e odio del quale tutti siamo vittime, direttamente e indirettamente. Grazie al confronto con Sanam mi è sempre più chiaro quanto l'utilizzo di certi termini ormai sdoganati non potrà mai essere accettato, e con ragione, da chi è straniero e desidera entrare a far parte della nostra società in modo civile e corretto”.

“Sono contenta che il gestore dell’alloggio abbia capito di avermi ferita sia come individuo che come rappresentante di un’altra cultura e di un popolo straniero”, dice Sanam che lavora nelle scuole proprio per contrastare la chiusura e gli stereotipi. “Non mi era mai successo prima di percepirmi tanto minacciata dalle parole e, dopo l’accaduto, mi sono sentita smarrita e vulnerabile per qualche giorno. Il ricordo di quella domenica mattina e tutto quello che è avvenuto dopo di certo mi accompagneranno per sempre, soprattutto perché da questo episodio mi sono resa conto dell'importanza del dialogo.
Per me il razzismo accade quando la comunicazione e il dialogo vengono interrotti. Quando, urlando con parole forti, si spaventa e si cerca di mettere con le spalle al muro l’interlocutore che si ha di fronte, pronunciando stereotipi di ogni genere. Le violazioni verbali non lasciano tracce visibili ma, per chi le riceve, sono forti tanto quanto un pugno in faccia”.
E conclude: “Non so se la persona che ci ha affittato la stanza sia tornata sui suoi passi solo perché intimorita dalla denuncia, ma anche se fosse così questo non farebbe che rafforzare la mia soddisfazione nell’aver trovato il coraggio di denunciare e invito tutti a non rimanere in silenzio quando subiscono atti intimidatori. Nei prossimi giorni andrò a ritirare la denuncia con la speranza di riuscire ad applicare ogni giorno di più, in diversi contesti, l'arte del dialogo”.

Conclude il presidente di Progettomondo.mlal, Mario Mancini: “I dati di chi, come gli osservatori di Unar e Unhari, sono addetti a monitorare i casi di discriminazione e razzismo in Italia, dimostrano un crescente allarme per l’aumento esponenziale delle denunce, in particolare negli ultimi tre anni. La riconciliazione tra Sanam e l’uomo da cui si è sentita aggredita rappresenta un grande risultato e rinforza la nostra convinzione che il dialogo, la riflessione e la presa di coscienza siano gli unici strumenti in grado di garantire una serena convivenza in società che saranno sempre più multietniche e globalizzate”.


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