Nicaragua, una ribellione civile

Oggi il Nicaragua vive un prima e un dopo il 19 aprile. Progettomondo.mlal, presente ormai da anni nel Paese e tutt'ora impegnato per garantire un futuro dignitoso e possibilità di piccole imprese e progettualità lavorative ai giovani, propone una lettura sui recenti fatti che stanno portando la gente in piazza, in una contestazione esplosa nell'ultimo mese.

Dall’inizio della presidenza di Ortega nel 2007, il popolo nicaraguense è stato vittima di un Governo Autoritario, per qualcuno addirittura dittatoriale, che ha controllato tutti i poteri, compresa la polizia e l´esercito. 
Lo Stato è stato gestito come una sorta di fattoria, di proprietà della famiglia Ortega-Murillo senza alcun rispetto dello Stato di Diritto.  
In questi undici anni si è creato un ambiente apparentemente tranquillo, grazie a una politica fatta di regalie e relazioni di facciata e a una serie di alleanze tra stato, sindacati e industriali che hanno consentito un periodo economico di vacche grasse. Ma ora i nodi vengono al pettine.
Le elezioni politiche e amministrative sono state totalmente truccate, senza nessuna supervisione nazionale e internazionale, con l’esclusione di partiti veramente di opposizione. 
Il Governo e la coppia Ortega-Murillo si sono convinti che tutto fosse pacifico, sotto controllo e che il popolo fosse soddisfatto dallo slogan “ Nicaragua Socialista, Cristiana y Solidaria”.
La riforma dell´Inss (Instituto Nicaraguense de Seguridad Social) ha fatto però espoldere la situazione di calma apparente.
Il provvedimento che va a toccare la previdenza sociale penalizza la fascia più anziana della popolazione, con la riduzione del 5% delle pensioni e al contempo aumenta anche i contributi che lavoratori e imprese sono tenuti a versare allo Stato. 
Le casse dell’Inss si sono prosciugate per l´uso indebito dei fondi da parte del Governo e per una corruzione generalizzata, con lo sperpero dei 5 miliardi di dollari donati da Chavez, e ora il Venezuela non può più permettersi di regalare soldi a tutti i “compadri”.

Il 18 aprile, quindi, alcuni studenti universitari sono scesi in piazza a Managua, capitale del Nicaragua, al fianco dei pensionati, in una manifestazione totalmente pacifica.
Il Governo ha risposto con una violenza inaudita, messa in atto con la scesa in campo dei los motorizados, squadracce paramilitari a servizio del Governo, e degli  “antimotines della polizia”, che hanno iniziato a sparare per uccidere.  
In pochi minuti le scene di repressione sono state diffuse dai social e il giorno dopo la popolazione ha cominciato a reagire, spontaneamente, in un moto di solidarietà a giovani e pensionati. Marce massicce e pacifiche hanno preso piede in tutto il Paese,  autoconvocate con un tam tam su WhatsApp  e sui comuni social network da Facebook a Instagram.  Gli studenti hanno occupato le Università con l´appoggio della popolazione e il Governo ha risposto ancora una volta in modo criminale, provocando la morte di 76 persone. Secondo i dati della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) si contano inoltre 848 feriti , 438 detenuti e un numero impreciso di “desaparecidos”. 
Dopo un simile massacro,  la popolazione pretende ora che Daniel Ortega, anche segretario politico del Fronte sandinista di liberazione nazionale, di cui sua moglie è  vice presidente, se ne vada.
“Daniel è come Somoza”, “Vogliamo Ri-democratizzare il Nicaragua”, “Giustizia per i giovani martiri”, sono queste le grida che risuonano a ogni manifestazione in cui, definendo Ortega “l’assassino del popolo”, si reclamano la Libertà e la Morte alla dittatura
Di fronte a una crisi tanto generalizzata e imprevista il Governo cerca di prendere tempo e, mentre studia una strategia di risposta, ha chiesto alla Conferenza Episcopale Nicaraguense (CNN) di costituire un tavolo di dialogo e di fare da mediatrice. 
Il Paese è ora in una situazione di stallo. La Commissione dell’Alleanza Civile per la Giustizia e la Democrazia fatta di rappresentanti della gioventù, di organizzazioni sociali e dei settori dell´impresariato pretende un cambio reale con tappe concrete per garantire la democrazia nel Paese, a partire da elezioni anticipate, libere, trasparenti e supervisionate. Dall´altra parte la Commissione del Governo finge di non avere di fronte agli occhi una crisi politica seria, causata dal massacro perpetrato e da anni di mancato rispetto dell’istituzionalità, quindi cerca di guadagnare tempo con proposte e appelli alla pace sociale.
Il 23 maggio si è tenuto il quarto tentativo dialogo, sospeso per la mancanza di un minimo consenso di agenda delle parti e con una proposta della CNN al fine di costituire una commissione di lavoro con la presenza di tre esponenti per ogni gruppo.
Secondo alcuni analisti la via più corretta sarebbe anticipare le elezioni, con un processo di depurazione totale dell´attuale Potere elettorale sia a livello centrale che periferico e l’installazione di un governo provvisorio di transizione fatto da probiviri.
Il futuro resta un rebus, ma una cosa è certa: dal 18 Aprile il Nicaragua è cambiato e la gente non ha più paura di organizzarsi, manifestare ed esigere la promozione e il rispetto dei suoi diritti politici, sociali, economici.


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