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Mozambico, una svolta di pace piena di sfide

Il 6 agosto a Maputo, nella piazza della Pace della capitale del Mozambico, i rappresentanti dei due maggiori partiti politici, Felipe Nyusi per il Frelimo e Ossufo Momade per il Renamo, hanno ufficialmente dichiarato la fine delle ostilità.

Per il Mozambico si tratta del terzo accordo di pace in 45 anni, dal momento dell’indipendenza dal Portogallo nel 1975. Il primo accordo risale al 1992, firmato a Roma, per mettere fine a una guerra civile che affliggeva il Paese da oltre un decennio. Il secondo fu firmato nel 2014 a Maputo per mettere fine a una serie di attacchi che aveva portato a una crisi interna con attentati e scontri in più parti del Paese. Sembrava che tutto potesse andare per il meglio, ma la ritrosia delle parti nel rispettare alcuni degli accordi ha fatto ricadere il Paese in una situazione di instabilità politica sfociata, tra il 2015 e il 2016, in ripetuti attacchi militari e tentativi di cattura dell’allora leader della Renamo. La morte di quest’ultimo, nel maggio del 2018, ha dato probabilmente una spinta a tutte le parti coinvolte e ha fatto sì che si arrivasse a questo, speriamo definitivo, atto di pace e riconciliazione.

Durante la cerimonia il presidente Mozambicano e leader del partito al governo, Felipe Nyusi, ha dichiarato che “…in Mozambico non tonerà più la guerra! Questo accordo non significa che non saremo più in disaccordo, ma che daremo sempre la priorità al dialogo”. Parole sagge che, pur suonando come facili promesse alla vigilia delle elezioni governative, sono subito state seguite dai primi atti reali di distensione tra le parti, come l’inserimento nei quadri dell’esercito di alcuni membri della Renamo in posizioni di rilievo.

Per il Paese si tratta di un nuovo inizio che, sicuramente, si ripercuoterà in maniera diretta o indiretta sul lavoro di una Ong come la nostra, sempre attenta a lavorare con le istituzioni e non per le istituzioni, in partnership con enti pubblici, comuni e ministeri.
Il nostro impegno quotidiano guarda alle persone, ai giovani o agli anziani, agli uomini o alle donne, che vivono ai margini della politica, ma verso cui la politica stessa guarda con attenzione.

Adesso il governo dovrà occuparsi di altre questioni centrali per gli interessi del Paese: gli attacchi terroristici al nord, l’emergenza post alluvione al nord e al centro, gli accordi con le imprese estrattive di gas e petrolio così come con quelle di pietre preziose e carbone, e infine una crisi economica determinata anche dai cosiddetti “debiti occulti”. Le sfide per i due partiti che fino a pochi giorni fa erano acerrimi nemici iniziano ora, e speriamo che non sia solo propaganda, perché le comunità mozambicane hanno bisogno di stabilità e sviluppo, e non di sole parole.

Francesco Margara
Progettomondo.mlal Mozambico


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