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Mozambico, il Covid-19 non interrompe la vita nei campi

Il Mozambico ai tempi del Covid-19? Fuori dalle città al momento non è cambiato quasi nulla, mentre nella capitale le limitazioni non mancano.

Molti villaggi distano decine e centinaia di km dalle città, e hanno pochissimi contatti con potenziali fonti di contagio.

Progettomondo.mlal non si ferma, continua a fare il proprio lavoro in smart working, sfidando una scarsa qualità di internet, che rende difficili le comunicazioni e aumenta le lungaggini. I progetti in provincia di Maputo, nelle campagne di Boane e Namaacha prevedono formazioni ai contadini in tecniche agricole naturali, e nei campi la vita va avanti, soprattutto per i nostri beneficiari che, per sopravvivere, dipendono dai loro esigui raccolti. I nostri tecnici continuano a lavorare facendo attenzione alle norme basiche di prevenzione: niente contatti ravvicinati, uso di maschere e guanti, non riunire più di 20 persone alla volta e mantenere le distanze tra loro il più possibile. Fortunatamente quest’anno piove a sufficienza, dopo anni di siccità più o meno forte. Una buona notizia tra tante apprensioni e continue sfide.

Ma le incertezze sul futuro sono molte.
Al momento i numeri riferiscono di 39 persone contagiate, delle quali 8 sembrano già “miracolosamente” guarite. Niente lock down per ora, ma a Maputo le scuole di tutti i livelli, sia pubbliche che private, sono chiuse fino a data da destinarsi. Lo stesso dicasi per ristoranti e bar, e vigono i limiti all’aggregazione di persone in gruppi di oltre 20 unità. I trasporti pubblici sono ridotti e c’è l’obbligo per tutte le attività commerciali e gli uffici pubblici aperti di mettere a disposizione dei clienti prodotti igienizzanti.
Per strada non esiste più il traffico e si vedono molte meno persone, quasi tutte dotate di mascherine, soprattutto fatte a mano da sarti più o meno improvvisati.
Basta distanziarsi 30 chilometri da Maputo, e tutto prosegue come se niente fosse successo, come se niente stesse accadendo, come se il virus fuori dalla città non potesse arrivare. Poche mascherine, tanti i negozi aperti, persone riunite in gruppi numerosi, poca attenzione alla prevenzione e poco interesse nell’informare la popolazione dei rischi possibili. Sembra quasi che nessuno voglia allarmare la popolazione, per quei “soli” 39 casi positivi non seguiti ancora da nessun decesso.
I numeri lasciano qualche dubbio riferiti a una popolazione di 28 milioni di persone in un Paese che, fino a un mese fa, rappresentava un autentico crocevia per merci e persone da tutto il mondo e per tutte le destinazioni possibili.
Il primo caso positivo è stato il sindaco di Maputo, di ritorno da una conferenza in Europa in cui era entrato in contatto con il principe di Monaco e con il primo ministro Inglese, entrambi contagiati. Poi è toccato a sua moglie, seconda persona risultata ufficialmente positiva.
Del resto è nota la scarsa disponibilità di reagenti per i test, che fino a inizio aprile erano 300 in tutto il Paese. In Mozambico, come in buona parte dell’Africa, le statistiche sui decessi raramente ne riportano le motivazioni e difficilmente nei distretti fuori città verrà segnalata una morte con sintomi influenzali leggermente differenti dal solito.
Se dovesse scoppiare l’epidemia come in Cina o in Europa, alcuni studi sostengono che potrebbero morire tra le 60.000 e le 80.000 persone in tutto il Paese, ma sono stime fatte solo sulle medie internazionali.
Le strutture sanitarie non sono minimamente pronte ad affrontare una situazione di crisi in nessuna zona, città o campagna che sia. Per questo i numeri potrebbero essere molto più alti del previsto.

Francesco Margara,
cooperante Mozambico Progettomondo.mlal

 


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