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Lampedusa, giovani europei pronti al ricordo

Il cambiamento è in mano ai giovani. Sono loro che, un domani, avranno ruoli politici oppure educativi nel Paese in cui vivono. Per questo è importante renderli consapevoli e sensibilizzarli con dati reali sul fenomeno migratorio. In modo che possano essere politici, opinion makers o semplici cittadini informati in grado di portare cambiamenti reali”.
Walid Oualla è arrivato a Lampedusa da Beni Mellal per raccontare ai 500 giovani europei (tra cui i 45 del progetto Start the Change, promosso da Progettomondo.mlal), quale sia la vera situazione di chi vive sull’altra sponda del Mediterraneo. Insieme a lui c’era Hanane El Baraka, ricercatrice in Migrazione Internazionale all’Università di Beni Mellal e operatrice, per Progettomondo.mlal, in attività che aprono gli occhi ai giovani marocchini per renderli consapevoli sulla scelta di lasciare il Paese di origine alla ricerca di un futuro migliore altrove.

“I ragazzi ci chiedono cosa spinga i marocchini a migrare e, rigirando loro la domanda, l’idea più comune è che, oltre alle guerre, la povertà e il desiderio di un futuro migliore, sia la libertà il vero motore della migrazione”, racconta Hanane. “Per questo sono anche convinti che la cooperazione internazionale abbia un ruolo fondamentale nel cercare di fornire risorse e occasioni che rappresentino delle efficaci alternative al rischio di un viaggio tanto incerto”.

Un viaggio che può anche tramutarsi in tragedia, come avvenuto sei anni fa al largo delle coste di Lampedusa. Il 3 ottobre si ricorda proprio il naufragio dell’imbarcazione carica di migranti provenienti dalla Libia in cui persero la vita 368 persone, ma le morti di migranti nel mar Mediterraneo continuano ancora oggi e, dal 2014, si conta che siano state quasi 19mila.

“Laboratori e workshop hanno fornito ai giovani conoscenze approfondite sul fenomeno migratorio, con dati e numeri sul numero di rifugiati e di richiedenti asilo”, spiega Valeria Melegari dell’ufficio educazione di Progettomondo.mlal. “Ma ciò che coinvolge di più ragazzi e ragazze sono senza dubbio le testimonianze dirette di chi ce l’ha fatta, come quella di un ragazzo afgano che ora fa il mediatore culturale, oppure dei sopravvissuti o di chi lavora al molo e segue le procedure di accoglienza al momento degli arrivi”.

L'evento, nato dalla sinergia tra Progettomondo.mlal, Amnesty e il Comitato Tre Ottobre, rientra nel percorso di educazione alla cittadinanza globale sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile in relazione ai fenomeni migratori promosso da Start the Change, e porterà alla stesura della “Carta di Lampedusa”, un documento che permetterà ai 45 giovani coinvolti, provenienti da 12 Paesi europei, di impegnarsi sul territorio in cui vivono in maniera ancora più efficace, nella convinzione che ciascuno debba avere il diritto di scegliere in autonomia se lasciare o meno il proprio Paese, senza motivazioni di forza dettate da guerre, persecuzioni o cambiamenti climatici.

Tra questi, a rappresentare i gruppi di giovani attivati da Progettomondo.mlal, sono state a Lampedusa Emma di Verona, Sofia di Vicenza e Marina di Trento.


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