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La Smart education che cambia il mondo

“I giovani non sono teste da riempire o pedine da formare per la scacchiera del mercato. I giovani non vanno educati, sono loro che si educano. Nostro compito è innaffiare il loro seme dormiente e fornire loro un sano ambiente dove possano esprimersi”. Lo dichiara Giacomo Ruaro, docente dell’Istituto Boscardin di Vicenza, che ha partecipato al progetto Start the Change promosso da Progettomondo.mlal in una ventina di scuole tra Verona, Vicenza e Trento.
“Ogni parola è politica, ogni scelta è una scelta politica. Lasciamo che i ragazzi facciano politica e operino per il bene comune”, insiste il docente. “Un mondo di giustizia sociale, economia equa e cura del creato è possibile. Lasciamoli creare. Ascoltiamoli. Guidiamoli e facciamoci guidare. Il cambiamento parte da loro”.

In questo inedito anno scolastico abbiamo sperimentato modalità nuove di collaborazione, per rafforzare i legami con la comunità impegnata nella sfera educativa e dare inizio a un cambiamento che, a partire dalla formazione, ci ha portati a scoprire le opportunità che il Service Learning offre all’insegnamento e all’educazione alla cittadinanza globale.
È stato difficile attraversare la prova della didattica a distanza e immaginare cambiamenti possibili laddove tutto sembrava aver perso di significato. Ma ogni crisi serba la possibilità di far emergere risorse personali e collettive impensate.

È così che durante il lockdown i docenti hanno affrontato temi diversi come le diseguaglianze globali, l’inclusione, la crisi ambientale e la sicurezza alimentare, si sono sperimentati in modalità digitali di conoscenza e servizio del territorio, addirittura esplorando mondi lontani che dallo schermo del computer erano raggiungibili.
C’è chi ha sviluppato percorsi di relazione positiva a partire dallo sport, chi si è impegnato per un turismo più inclusivo nella propria città e per una scuola più inclusiva nei confronti della disabilità, chi ha indagato nuovi comportamenti sostenibili a partire dallo studio dell’ambiente e dell’alimentazione, chi ha guardato alle discipline storiche e linguistiche con uno sguardo globale e sostenibile mettendo a disposizione dei più piccoli le conoscenze acquisite; chi ha sviluppato percorsi sulla gestione dei conflitti anche da mettere a disposizione dei bambini della primaria, chi ha affrontato la riflessione sulle sfide comuni a partire dall’arte.

“Da quest’iniziativa ricorderò che c’è sempre un modo per aiutare il prossimo. Grazie alle tecnologie di oggi siamo riusciti a farlo”, commenta la giovane Aurora di Vicenza. “Ho raccontato l’esperienza fatta alla mia famiglia, anche zii e cugini, che si sono dimostrati fieri di me. Non sono stati i soliti compiti che danno a scuola, ma un esercizio completamente diverso che ha ampliato la nostra conoscenza e coscienza”.
“Parlare di questi argomenti mi fa sempre sentire impotente, perché mi sembra di essere solo un puntino di fronte a uno tsunami”, le fa eco Chiara. “Tuttavia è sbagliato rimanere seduti a attendere. Bisogna pur cominciare con un primo passo”.

Anche i nostri Change Makers, coinvolti in gruppi extrascolastici, non sono stati risparmiati dall’emergenza.
Fino a prima della diffusione del Covid-19 si sono incontrati a Verona, Trento e Vicenza per condividere un percorso di voce e testimonianza che arriva da giovani sensibili ai temi e alle sfide dell’Agenda 2030 e della migrazione.
A marzo è cambiato tutto. Le nostre youth worker, Cristina, Carmen e Manuela, hanno dovuto adattarsi a una smart education che è avvenuta necessariamente on line. Manuela, youth worker dei gruppi di Vicenza, afferma “non è lo strumento il fattore determinante, bensì il cambio di paradigma che questa situazione ha richiesto”. L’ambiente di condivisione e collaborazione è stato stravolto e si è reso necessario individuare gli strumenti adeguati a una partecipazione attiva.

Valeria, coordinatrice delle attività dei gruppi, racconta: “è stato un periodo pieno di ostacoli e sfide ma, un tentativo alla volta, siamo riuscite a ricreare, nella rigidità e freddezza degli spazi digitali, un clima di relazione, gioco e dialogo caldo, semplice e libero. I ragazzi hanno assecondato il fluire degli eventi e affrontato con grande empatia e spirito critico l’emergere delle disuguaglianze di fronte a questa situazione di emergenza sanitaria. Si sono confrontati, hanno mediato, hanno condiviso e hanno ri-organizzato le attività motivati a creare un mondo più equo e sostenibile per tutti”.

Trello, Padlet e Miro così come Prezi, Canva, Jamboard, Kahoot, Google Drive, Wordart, Skatchtoy, Mentimeters sono diventati spazi e strumenti per continuare a coltivare il clima e gli obiettivi del gruppo e le loro diverse forme di partecipazione, lasciando allo stesso tempo spazio per rileggere e condividere una nuova quotidianità, fatta di momenti di sconforto ma anche di occasioni per accrescere nuove competenze e consapevolezze, come hanno raccontato anche altri giovani europei in questo video. “Spero che da questo si impari che tutti devono avere le stesse opportunità”, afferma Anna.

Per evitare di isolare i gruppi in se stessi, massima attenzione è stata posta anche al cogliere e creare occasioni di scambio con altri gruppi e realtà.
Così, tra nuove modalità di incontro e riflessione, anche il 16 maggio, in occasione dell’evento on line di Start the Change, MayDays2020, i rappresentanti dei 10 gruppi accompagnati da Progettomondo.mlal si sono ritrovati, seppur dietro lo schermo, per conoscersi tra città diverse, condividere l’impegno comune e alimentare il loro impegno per il futuro.

Start the Change ci ha permesso quest’anno di avviare cambiamenti possibili, di immaginarli, di ascoltarli, di raccontarli. La chiusura di questo anno scolastico ci lascia la preoccupazione di una scuola e di un mondo educativo che sono stati dimenticati, poco ascoltati e scarsamente coinvolti in questa ripartenza. In un mondo in cui il mercato orienta le decisioni, il linguaggio e le relazioni, speriamo che possa ancora esserci spazio per la persona, per il bene e per la solidarietà. Sarà necessario prendersi cura di queste relazioni, dei luoghi e delle persone che le generano per continuare a sperare in un futuro che non ci faccia essere semplicemente quelli di prima, ma anche quelli che hanno attraversato insieme qualcosa di inedito e doloroso.

 

Chiara Antonello
Valeria Melegari

Marina Lovato
Ufficio Educazione Progettomondo.mlal


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