Premi enter per cercare or ESC to uscire

La riscoperta della bellezza

Cristina Porello, operatrice di Progettomondo.mlal, ha passato un periodo di volontariato a Qalauma, il centro per ragazzi in conflitto con la legge aperto dalla nostra Ong in Bolivia, a La Paz.
Il suo obiettivo è stato conoscere e approfondire i  vissuti di questi giovani, le loro percezioni su di sé e sulla realtà esterna.
Questo è il racconto di quei giorni.

"Oltrepasso l’ultimo cancello sorvegliato da guardie e mi trovo nel grande cortile in terra battuta e sassi su cui si affacciano i laboratori, la biblioteca, gli uffici del personale e le porte di accesso alle aree in cui vivono i ragazzi. Nel piazzale noto gli incaricati della cucina intenti a vendere zuppa pescandola da una grossa pentola in acciaio, un po’ più in là alcuni stanno scherzando tra di loro, altri stanno aspettando l’ora d’inizio delle lezioni scolastiche, altri ancora stanno parlando con le guardie. Al nostro passaggio arrivano saluti da ogni lato del cortile.

Sono le 8.30 del mattino e il freddo è ancora pungente. Sbatto i piedi a terra nel tentativo di scaldarmi, e fisso la parete che ho di fronte, sulla quale campeggia l’enorme murales con la scritta "Qualauma – El agua que labra la piedra".

M. porta una felpa scura, un cappellino calcato in testa e tiene le mani affondate in tasca. Sembra stupito della mia presenza e ancor più del fatto che abbia chiesto di vederlo. Accenna un sorriso, così mi presento e lo accompagno verso una piccola stanza al primo piano, molto accogliente e riscaldata dai raggi del sole che filtrano dalla finestra.
Ci accomodiamo alla scrivania e, dopo avergli spiegato la finalità del mio lavoro, inizio a raccogliere i suoi dati anagrafici. M. però mi risponde distratto, lascia le frasi in sospeso e il suo sguardo è concentrato su un punto dietro di me. Mi volto anch’io per capire cosa attiri la sua attenzione, ed ecco la meraviglia!

Davanti a noi, attraverso la finestra, si stende un altopiano ricoperto da campi d’erba arsa dal sole e dal freddo dei 4000 mt d’altitudine, qua e là piccole greggi di pecore, qualche casa sparsa e, sullo sfondo, le maestose cime della Cordillera Real con le loro punte imbiancate, sovrastate da un cielo azzurro intenso e da bianche nubi. L’attenzione di M. è totalmente rivolta al panorama, un paesaggio che deve aver visto mille volte nella sua vita, ma che forse adesso assume per lui un valore diverso. Decido di rispettare questo momento e mi unisco a osservare quel meraviglioso paesaggio, io scoprendolo, lui, forse, riscoprendolo. Dopo qualche minuto di silenzio, riprendiamo il colloquio.

Il mio tempo a Qualauma scorre più i fretta di quanto vorrei e sedimenta dentro di me ricordi, immagini e racconti carichi di umanità. Gli abbracci tra i ragazzi e i familiari durante i giorni di visita, le lacrime di alcuni di loro durante i nostri colloqui, quando indagavamo passati spinosi e non del tutto risolti. E poi le strette di mano e le presentazioni attraverso i buchi della rete di divisione delle aree, lo sguardo spaesato e quasi impaurito degli ultimi entrati e lo sguardo felice e rilassato di chi stava per uscire. Più di ogni altra cosa, però, porto con me un’immagine, tanto grande quanto spontanea. È un’immagine di occhi che brillano, quelli di M. e di tutti gli altri ragazzi che, seduti in quell’ufficio, si fermavano incantati ad ammirare il panorama prima di regalarmi un pezzetto della loro storia. Occhi affascinati, meravigliati, ancora capaci di riscoprire la bellezza anche in circostanze tanto difficili". 


Dona ora
Dona ora