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La pratica dell'empatia per una giustizia che ripara

"Nel mio paese i ragazzini rubano le scarpe per entrare nelle discoteche. Di chi è la colpa, di chi le ruba o di chi decide i requisiti di entrata nei locali?". Lo spunto di riflessione arriva dall'argentino Attilio Alvarez, segretario generale dell'AIDEF, associazione Inter-Americana dei difensori pubblici, presente al Congresso Internazionale sulla Giustizia Riparativa che si è appena svolto a La Paz, in Bolivia.
Adolescenti che cambiano” era il titolo dell'evento, organizzato da Progettomondo.mlal con l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e il Ministero della Giuistizia boliviano, durante cui Alvarez ha sottolineato che il concetto di responsabilità penale e di violazione di una legge non sempre sono compresi dai ragazzini, che hanno invece piuttosto ben chiaro cosa significhi la violazione di una persona o di una relazione. Da qui l'importanza di percorsi di giustizia riparativa.

"Il delitto è una questione socio-giuridica", evidenzia Emilio Daniel Cunjama Lòpez, docente all'istituto di scienze penali in Messico, rimarcando la necessità di una prevenzione sociale.
Tra i nomi di spicco ha preso parola Terry O’Connel, ex direttore del Real Justice Australia, compartimento dell'Istituto internazionale per le pratiche riparative (IIRP), focalizzandosi, tra le altre cose, sull'importanza di una buona connessione con se stessi, per lavorare in empatia con gli adolescenti finiti nei guai con la legge.

Durante i due giorni di congresso, il 17 e il 18 settembre, 300 professionisti e ricercatori impegnati sul tema si sono confrontati.
Dopo la presentazione dei dati relativi al sistema penale boliviano e la presentazione dei tre esperti, nella seconda giornata si sono svolti seminari simultanei, fino alla consegna dei certificati.

“Il congresso tenutosi a La Paz è stata l'occasione per discutere di giustizia riparativa, mediazione penale e prevenzione, con l'obiettivo di tenere alta l'attenzione pubblica e il dibattito politico sul tema dei diritti dei giovani e adolescenti in conflitto con la legge”, spiega la nostra coordinatrice, Marialuisa Milani. “Tutto nasce dall'impegno nel cercare di diffondere una diversa visione delle relazioni sociali fondata sul paradigma riparativo che è solo un diverso modo di declinare la nostra mission nella cooperazione. Riparare le relazioni sociali, qualora si sia prodotto un conflitto, non è in fondo solo un modo di trovare una via per cooperare laddove cooperazione non c'è più? Per noi è così.
Siamo impegnati per una società fondata sul dialogo, la comunicazione non violenta, la pratica dell'empatia, prevenendo così il conflitto e la diffusione della violenza".

 

 


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