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La piazza reclama, Lula livre!

“Sono un uomo migliore di quello che è entrato in prigione. Sono un uomo più maturo. Oggi so che niente distrugge quelli che hanno la capacità di amare questo Paese”. Le parole sono di Lula, raccolte dalla nostra storica volontaria, e già presidente di Progettomondo.mlal, Emilia Ceolan, presente domenica scorsa al Festival “Lula Livre” che si è svolto nel cuore di Recife, per celebrare la liberazione dell'ex presidente del Brasile e chiede l'annullamento definitivo del processo a suo carico.

Lula è uscito due settimane fa dalla prigione di Curitiba, dove stava scontando la sua pena dall'aprile del 2018 in seguito a una condanna per corruzione e riciclaggio. Il Supremo Tribunale Federale ha cancellato la norma giuridica, approvata ad hoc alle soglie dell’elezione presidenziale, che apriva le porte della prigione a chi condannato in seconda istanza. Una decisione che si muove tra la rivelazione delle macchinazioni illegali di Sergio Moro, il giudice che ha condannato Lula e che oggi è ministro della giustizia di Bolsonaro, e l’intenzione di salvare altri personaggi dell’attuale governo coinvolti in pieno nella corruzione della “Lava Jato”.

Domenica 17 novembre Lula si è presentato sul palco del Festival che lo ha festeggiato in piazza do Carmo a Recife, capitale del Pernambuco, sua terra natale. Oltre 200 mila persone e più di 200 artisti si sino dati appuntamento per reclamare con forza l’annullamento definitivo del processo.

Lula ha ringraziato questa moltitudine, arrivata da tutto il Nordest, esaltando la cultura che, se qualcuno reputa “roba di comunista”, è invece “liberazione, educazione e conoscenza”.
Lontano dalla sua gente dopo 580 giorni di prigione politica, nel suo discorso l'ex presidente ha ricordato il periodo di isolamento, per ricordare poi quanto realizzato dal governo del PT con le sue politiche pubbliche e gli investimenti. “Questo popolo nordestino ha imparato a mangiare tre volte al giorno, ad avere acqua e lavoro. Questo Nordest esporta dignità”, ha detto.

La piazza piena di giovani, con addosso camice e magliette rosse, dove la scritta più ripetuta era “Lula livre”, ha portato energia e speranza. Ma la libertà di Lula è ancora a rischio di fronte alla terza istanza che lo aspetta, di fronte alla rabbia e alla violenza delle élites che si sono coalizzate nell'attuale governo. A rischio non è solo lui, ma la democrazia intera.

Ma Lula non tacerà. La sua promessa è quella di essere la voce di chi non ha voce e nemmeno opportunità, di chi è impedito a parlare e agire. Come diceva Henfil, un disegnatore e umorista brasiliano, anche se distruggono un fiore, non si fermerà la primavera.


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