Premi enter per cercare or ESC to uscire

L'Unidad per un Nicaragua libero

Repressione e ribellione, nel Nicaragua che resiste. Dopo 5 mesi di contestazioni e manifestazioni di piazza che sono costate la vita a oltre 500 persone, il 4 ottobre nel Paese centroamericano tenuto sotto scacco dal regime di Daniel Ortega, è nata l’ “Unidad Nacional Azul y Blanco”. 
Il nuovo e atteso soggetto politico raggruppa diversi settori sociali, organizzazioni politiche e piattaforme della società civile che finora hanno combattuto in forma non violenta e con azioni spontanee convocando la cittadinanza all'azione contro gli abusi di potere del regime in nome della democrazia e della giustizia.
Il movimento di opposizione, mettendo da parte differenze interne in nome dell'unità nazionale, ha ora le carte in regola per fare una concreta pressione politica affinchè il regime anticipi le elezioni del 2021, anno in cui finirebbe il mandato di Ortega.  È chiaro che, a fronte di una alternativa politica di coesione nazionale strutturata, anche la pressione e l'appoggio internazionale potrebbero essere ancora più incisivi. A tutti è però evidente che "solo el Pueblo salva al Pueblo", per cui il significato profondo di questa fondamentale convergenza vuole essere proprio un passo ulteriore per mettere alle corde il ragime. Secondo gli ultimi sondaggi più del 65% della popolazione sarebbe favorevole alla ribellione civile che punta alle elezioni anticipate, libere, controllate e giuste, ma non è da sottovalutare il fatto che l’ “orteghismo” ha una base molto organizzata e fanatica, propensa a sostenere l’attuale presidente con il 20% dei consensi.  

Proprio nei giorni scorsi, alla luce dei continui processi sommari, delle repressioni selettive e delle sparizioni, l’Unione Europea si è dichiarata fortemente preoccupata per la situazione del Nicaragua, Paese in cui, ha evidenziato, “i principi di base della democrazia, della responsabilità e dello stato di diritto continuano a essere gravemente compromessi dall'ambiente repressivo, che crea un clima di paura e sfiducia. Il dialogo nazionale, con l'obiettivo di raggiungere soluzioni politiche a questi problemi, è ora in stallo a causa della mancanza di impegno da parte delle autorità”.
Il regime è economicamente spacciato e isolato internazionalmente. Questo sta creando una crisi economica senza precedenti, problemi serissimi alla popolazione con 30.000 persone emigrate in Costa Rica, circa 300.000 disoccupati, settori come il turismo in sfacelo, il Sistema di sicurezza sociale (INSS) è in fallimento, gli investimenti internazionali di privati  nulli o sospesi, e continui licenziamenti di maestri, docenti universitari o medici non affini alla politica dittatoriale.
Si tratta di un disastro economico che se anche si risolvesse oggi necessiterà  per gli anni a venire di un ingente appoggio della Cooperazione internazionale per essere risanato.

In questo contesto Progettomondo.mlal, pur se a fatica e con scarse risorse economiche, prosegue il suo impegno, insieme alle organizzazioni locali, nel facilitare microprogetti destinati a formare giovani imprenditori, scuole, stufe economiche ed ecologiche per famiglie rurali. L’approccio, ancora una volta, è di facilitare percorsi di solidarietà per famiglie, giovani e studenti delle zone rurali, senza sostituirci in nessun modo a loro, unici e reali protagonisti del cambiamento.


Dona ora
Dona ora