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In Perù si reagisce con dignità

Il Perù degli ultimi anni sta vivendo sconvolgimenti straordinari, ma anche molto prevedibili.
Tutto è partito dalle dimissioni di P.P. Kuczynski nel marzo 2018, per arrivare allo scioglimento anticipato del parlamento decretato dal suo successore, Vizcarra, nell’ottobre 2019, convocando a nuove elezioni parlamentari nel gennaio del 2020, prima delle elezioni generali, parlamentari e presidenziali, di scadenza naturale, dell’aprile 2021.
Ed ecco, un nuovo colpo di scena (di Stato). Che non sorprende. 
Dopo un primo tentativo andato a vuoto di dichiarazione di destituzione del presidente Vizcarra, da parte del parlamento, che risale al settembre del 2020, il 9 novembre scorso è stata votata e approvata la “vacancia” presidenziale definitiva per motivi di incapacità morale. Assume così la più alta carica politica il presidente del parlamento Manuel Merino. E tutto ciò in mezzo alla crisi pandemica del Covid19, che fa emergere il Perù tra i Paesi al mondo con il più alto indice di contagi e morti per numero di abitanti.

Alla destituzione di Vizcarra c’è stata una reazione massiccia, trasversale, generalizzata, di proteste in tutto il Paese con mobilitazioni contro quello che da anni rappresenta il principale “nemico del popolo”, nido di corrotti e luogo di mercificazione degli interessi nazionali: il Parlamento. In effetti, nell’onda lunga della crisi degli anni ’80 e della successiva “normalizzazione” fujimorista, il Perù appare attraversato da due gravissime “malattie” strutturali: la corruzione e la disuguaglianza. Esse attraversano la società peruviana in lungo e in largo, hanno radici lontane ma ramificazioni incontrollabili, a cui “solo” ci si sta opponendo “adattandosi” o reagendo con dignità. Questa seconda strada, di assoluta resistenza, che adesso assume la forma di rivolta contro un sistema “mercantilizzato”, che da anni si insinua sottotraccia nelle “periferie” del potere, specie in quelle forme di resistenza delle comunità contadine contro lo sfruttamento minerario, oggi è assoluta protagonista nel Paese.
Non sappiamo se il ricorso al Tribunale Costituzionale possa andare a buon fine, se le elezioni di aprile del 2021 potranno riappacificare di nuovo la società peruviana; ma sappiamo certamente che la distruzione di qualsiasi forma organizzata e strutturata di rappresentanza, ha portato al una classe politica letteralmente mercenaria.
Il Perù non si merita tutto questo, la gente comune, il popolo, chi lotta giorno per giorno per una vita dignitosa, per difendere diritti, territori, identità, valori, è stanco della menzogna della modernità neoliberale.

Mario Mancini,
presidente Progettomondo


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