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In Mozambico, per il futuro dell'ambiente

Il “paradigma rifiuti” solleva controverse questioni che riguardano le nostre società ed evidenzia in maniera disarmante numerose fragilità dell’attuale sistema glocale in cui viviamo. Nei Paesi più poveri, meno regolamentati e mercato-facile in cui smerciare tutto ciò che cade in disuso nei Paesi invece più ricchi, la cultura del riciclaggio è certamente diversa. Se a monte è pressoché assente il concetto del riciclo dei Rifiuti Solidi Urbani, a valle – ovvero nelle discariche cittadine – frammisto agli RSU si trovano anche il rifiuto umano e l'umanità rifiutata, composta da centinaia o migliaia di donne e ragazzi in cerca di cibo e materiali da utilizzare per vivere.
Se il concetto di discarica rappresenta già un traguardo (problematiche spostate, nascoste, lontane dagli occhi e dalla coscienza), bisogna considerare che nella maggior parte delle città nel sud del mondo non esiste nemmeno un sistema di raccolta a livello di quartieri, specie in quelli periurbani e rurali.

Per la realizzazione del progetto Limpamos Mozambique, Progettomondo.mlal (capofila) e CAM (leader di un consorzio di organizzazioni trentine, tra cui il Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica dell'Università, il Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach, Dolomiti Energia Holding SpA, Mlal Trentino Onlus) hanno deciso di porsi delle questioni sulla in/sostenibilità ambientale, sui consolidati meccanismi della società in/civile, sull’oblio culturale su questi temi, … e sul senso di far cooperazione allo sviluppo a Nampula e Beira, due città in cui operiamo da tempo.

Dallo scorso ottobre 2019, in stretta collaborazione con i due municipi mozambicani, grazie a un finanziamento di AICS e, in minor misura, dell’UE e dagli stessi proponenti (pari ad un valore complessivo di 2.074.000 euro), è cominciata una nuova fase di accompagnamento dei Comuni coinvolti e delle associazioni femminili e giovanili da tempo costituite e attive, per continuare a migliorare la gestione degli RSU, a livello programmatico, logistico e operativo, in modo da favorire la differenziazione, la raccolta, lo smaltimento, il riciclo di plastica e alluminio, lo smaltimento di rifiuti sanitari. Il coinvolgimento del settore privato, la promozione dell’auto-impiego e dell'associazionismo femminile, la sensibilizzazione della popolazione e in particolare dei giovani delle scuole sono importanti elementi che a lungo termine vogliono coinvolgere indirettamente l’intera popolazione (circa 1,5 milioni di cittadini beneficiari), grazie al lavoro attivo di operatori diretti, pari a circa 940 persone formate delle istituzioni pubbliche e private, circa 10.000 utenti dei servizi sanitari, 104.000 residenti nei quartieri target, 80.000 studenti e 120.000 persone sensibilizzate.

In questo progetto, il senso del fare cooperazione è quello di mantenere la speranza nel futuro dell’ambiente e dell’umanità, condividendo e sperimentando modelli di sviluppo laddove risultano assolutamente nuovi per cittadini, centri universitari, giovani in cerca di nuovi impieghi e microimprese private sensibili.


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