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In Honduras, per una pena che ripara

L’approccio riparativo raggiunge l’Honduras. Grazie a Progettomondo.mlal, infatti, il modello di giustizia che si basa sul confronto tra chi ha commesso un reato e la sua stessa vittima, che ha già preso piede in Bolivia, verrà "esportato" anche nel Paese centroamericano.

L’approvazione del progetto “JustaMente” da parte dell’Agenzia della Cooperazione Italiana (AICS) ci riempie di soddisfazione, dandoci conferma di quanto la nostra competenza nel campo della giustizia sia ormai riconosciuta in tutta l’America Latina. L’Aics ha valutato 220 proposte e, tra i 50 i progetti approvati per un finanziamento, il nostro si è piazzato secondo nella classifica generale, ottenendo un contributo di oltre un milione e 100mila euro.

La attività partiranno in autunno, e valorizzeranno l’esperienza maturata da Progettomondo.mlal in Bolivia e Mozambico sperimentando un modello socioeducativo di reintegrazione sociale per giovani e adolescenti in conflitto con la legge che sia adattato alla realtà locale e alla violenza e delinquenza giovanile dilagante esistente in tutto il centroamerica a causa della presenza di maras (bande criminali organizzate) transnazionali. Analogamente promuoveremo la sperimentazione di un programma di misure alternative al carcere e la diffusione di un approccio riparativo, cercando di incidere sulla riforma normativa del sistema e l’introduzione di strumenti legislativi che promuovano le politiche di prevenzione e attenzione integrale.

Negli ultimi 20 anni Progettomondo.mlal ha progressivamente sviluppato una competenza tecnica specifica nell’ambito della Giustizia Minorile e Prevenzione Terziaria finalizzata al reinserimento sociale di minori e giovani in conflitto con la legge e alla gestione del rischio di recidiva.

Siamo in prima linea in Bolivia dove, 15 anni fa, è nato un progetto per dare assistenza giuridica, sociale, psicologica e formazione a quei minori e giovani che venivano indebitamente rinchiusi in 4 centri penitenziari per adulti della città di La Paz. Nel 2011 è stato inaugurato il Centro Qalauma, una struttura, unica in tutto il Paese, dedicata ed esclusiva per la reintegrazione sociale degli adolescenti e giovani in situazione di conflitto con la legge. Attraverso un secondo intervento triennale, abbiamo potuto aprire una sezione femminile all’interno del Centro Qalauma e promuovere la diffusione a livello nazionale del modello socio-educativo replicato, attraverso attività di scambio, in tutti e nove i dipartimenti del Paese. Grazie alla collaborazione e all’alleanza con le organizzazioni della società civile attive nell’ambito più ampio della difesa dei diritti dei minori, è stato possibile dare vita a un Tavolo Interistituzionale in materia di Giustizia Penale Minorile (MIJPJ), la cui intensa attività di lobby e advocacy ha reso possibile la riforma della legislazione in materia di diritto penale minorile e l’approvazione della legge n. 548 del 2014 che sancisce l’entrata in vigore del nuovo Codice del Bambino, Bambina e Adolescente (CNNA). Questa riforma ha decretato il definitivo recepimento del principio riparativo nella legislazione boliviana, statuendo un vero e proprio cambio epocale di paradigma. Progettomondo.mlal è stato l’ispiratore di questa riforma garantendo assistenza tecnica al Ministero di Giustizia boliviano, in tutte le sue diverse fasi, dall’ideazione alla revisione normativa fino all’approvazione e, attualmente, l’implementazione effettiva.

Anche in Mozambico, e più recentemente in Haiti, Progettomondo.mlal promuove l’approccio riparativo nel sistema di giustizia penale del Paese per guardare finalmente al reato non più come a qualcosa tra trattare con una “giusta retribuzione/punizione”, ma come a un fatto sociale, comunitario, che provoca la rottura di un equilibrio nelle relazioni che la giustizia ha il dovere di tentare di ristabilire. Secondo questa concezione, che Progettomondo.mlal ha fatto intimamente propria, il fine della giustizia non si esaurisce nell’implementazione della norma giuridica, ma il suo obiettivo ultimo deve essere la riparazione del danno, la ricostruzione dei legami sociali e delle persone.

In questo modo viene restituita dignità non solo all’autore di reato, ma soprattutto alla vittima.
Entrambi, invece che oggetti destinatari di una decisione altrui, diventano soggetti attivi e protagonisti di un processo di reintegrazione sociale volto a favorire la riparazione del danno, materiale ed emotivo, e la restituzione di una diversa consapevolezza circa la propria identità e capacità.


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