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In Honduras si protesta per la fame. Il futuro è nella cooperazione

Dall’11 di marzo è iniziata la diffusione del Coronavirus anche in Honduras, dopo il rientro dalla Spagna e dalla Svizzera di due cittadine honduregne residenti e lavoratrici in Europa. A oggi il numero di contagi è di 220 persone con 14 decessi, preoccupa l’alta mortalità registrata che, molto probabilmente, è indice della situazione precaria del sistema sanitario.
In Honduras, come nei Paesi in Via di Sviluppo dell’America Latina dove i sistemi sanitari sono già di per sé in costante emergenza per la mancanza di fondi, infrastrutture, equipaggiamenti e tecnologia, la migliore strategia di risposta al diffondersi del virus è la prevenzione. Bisogna fare tutto il possibile per ridurre il numero di contagi ed evitare il collasso.
Per questo, fin dal 16 marzo, sono state adottare misure di restrizione della circolazione molto simili alle ultime misure più rigide prese in Italia, consentendo praticamente solo i movimenti di emergenza e per il rifornimento di viveri e medicinali. Misure che con il decreto d’emergenza dello scorso sabato 28 marzo per il momento sono state estese fino al 13 aprile.

La diffusione del Covid19 si presenta drammatica a causa della vulnerabilità socioeconomica del Paese. In Honduras circa il 70% della popolazione dipende dall’economia informale e le misure di quarantena rappresentano un privilegio non praticabile da gran parte della popolazione. Migliaia di cittadini sia nelle città che nelle zone rurali dipendono dalle entrate giornaliere e per loro le misure di restrizione della circolazione, del commercio e dei movimenti sono sinonimo di impossibilità di sopravvivenza.

Dopo la prima settimana di quarantena sono infatti iniziate le proteste causate dalla fame.

Sono apparsi blocchi stradali nelle principali città e nelle principali arterie di collegamento per chiedere l’aiuto del governo. La tensione sale giorno dopo giorno per la disperazione della gente, costretta alla dura realtà di dover scegliere tra il rischio di contagiarsi e la fame, e ciò sta progressivamente contribuendo all’aumento dell’insicurezza sociale. Si registrano numerosi episodi di assalti finalizzati al furto di beni alimentari, anche fuori dai supermercati.

Il governo sta progressivamente analizzando le misure da prendere per affrontare la crisi socioeconomica. Per il momento rispetto alle persone dipendenti dall’economia informale è in atto il piano “Honduras Solidaria” che consiste nella donazione di pacchetti con alimenti e prodotti di prima necessità da parte del Governo Centrale, distribuiti attraverso l’esercito. Tuttavia, le organizzazioni di difesa dei diritti umani denunciano una politicizzazione nella veicolazione dell’aiuto e in numerosi settori e municipi è stata data priorità agli aiuti verso militanti, sostenitori e iscritti al partito di governo.

Alcune Organizzazioni della Società Civile che fanno parte del tavolo contro la corruzione e l’impunità, tra cui il CDH, nostro partener storico in Honduras, stanno avviando un processo bidirezionale di audit sociale sui fondi approvati dal congresso per l’emergenza che saranno gestiti dall’esecutivo. Bidirezionale perché prevede da un lato il controllo dalla base, dalle comunità, dai territori, circa la distribuzione corretta e democratica degli aiuti, dall'altro il controllo a livello centrale con la domanda di accesso a dati sull’uso delle risorse pubbliche assegnate.
Anche sul fronte del lavoro e dell’economia formale i dati non sono confortanti, nonostante il governo abbia varato diverse misure di agevolazione fiscale per le imprese che mantengono contratti e salari, sono numerose le persone che hanno perso il proprio lavoro o sono state messe in attesa senza nessun ammortizzatore sociale.
Inoltre, le organizzazioni di difesa dei diritti umani denunciano l’assenza di misure di sicurezza sanitaria nei posti di lavoro aperti come i supermercati e le stazioni di rifornimento.
Per gli operatori sanitari la situazione è drammatica per l’assenza delle protezioni e degli strumenti necessari a operare in sicurezza. Il 2 di aprile, l’Associazione Honduregna di Medici Residenti ha pubblicato un comunicato in cui dà un ultimatum di 48 ore al governo per essere equipaggiato degli strumenti necessari. La minaccia, altrimenti, è l'abbandono dei presidi sanitari.
Per quanto riguarda la popolazione privata di libertà, minori e adulti, dopo un confronto iniziale con la istituzioni ha prevalso necessità di limitare i contatti con l’esterno e quindi le visite. L’ingresso e la diffusione del contagio nei centri penali per adulti e minori sarebbe un disastro totale per le condizioni di sovraffollamento e promiscuità che si registrano.

Il nostro impegno nel Paese per favorire l’inclusione, il rafforzamento e la partecipazione attiva dei giovani e delle donne nella riforma del sistema di giustizia minorile e nella lotta alla violenza contro le donne va purtroppo avanti a velocità ridotta. Le limitazioni imposte dai decreti di emergenza per prevenire la concentrazione di persone in seminari, corsi, e attività di gruppo ci costringono a nuove strategie. In coordinamento con i nostri partner, il consolato e con le reti di ONG Italiane, seguiamo l’evolversi della situazione sanitaria e sociale nei municipi e nelle comunità in cui lavoriamo, e stiamo valutando come apportare eventuali variazioni alle pianificazioni iniziali. Si cerca inoltre di definire relazioni e strumenti per poter contribuire, appena possibile, al lavoro di organizzazione e incidenza politica nell'ottica di favorire il social audit sull’uso delle risorse pubbliche e della cooperazione internazionale per il recupero post emergenza.

Nelle economie più fragili, e del resto anche in Italia e in Europa, la diffusione di questa pandemia ha portato all’estremo le contraddizioni del modello di sviluppo finora dominante, in particolare la disuguaglianza, la frammentazione sociale e l’egoismo.

Il mondo “post pandemia” non sarà lo stesso, sarà necessario rimettere in discussione i modelli, i programmi e le strategie di sviluppo a livello globale come a livello locale, e la realizzazione di un mondo migliore dipenderà dalla nostra capacità di lavorare insieme, di partecipare, di attivarci, di essere complici e solidali e, in una parola, di co – operare.

Francescopaolo Marolla
Progettomondo.mlal Honduras


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