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Il Mas resiste a Evo

Le elezioni presidenziali in Bolivia hanno riportato al centro dello scenario politico il Movimento per il Socialismo (MAS), che è spiccata come unica forza radicata socialmente e strutturata intorno a una grande idea di cambiamento. Una forza che ha superato anche le aspettative di tanti opinionisti, offuscati dalla figura onnipresente di Evo Morales che, dal 2006, insieme ad Alvaro García Linera, ha occupato letteralmente l’intera scena politica nel Paese.
Il nuovo presidente Arce è stato Ministro dell'Economia in quasi tutti gli anni di governo Morales, essendo uno degli artefici della solidità economica alla base della “rivoluzione plurinazionale e indigenista”.
Il Movimento per il Socialismo si è dimostrato molto di più del partito di Evo Morales. Una forza sociale impressionante, con un radicamento nelle speranze più profonde di un popolo che finalmente ha trovato una forma di trasmissione dalla base al vertice del potere statale.
Il MAS, che ha come nome completo Movimento per il Socialismo - Strumento Politico per la Sovranità dei Popoli, è nato nel 1987 come uno spazio di confluenza di diverse forze sociali, movimenti contadini e indigeni, per la costruzione di una nuova prospettiva storica. Ed Evo ha rappresentato il leader naturale capace di portare al potere questa forza popolare profondamente rivoluzionaria per la Bolivia.
Le diverse lotte sociali, che si sono espressi in diversi momenti, dalla lotta per l’acqua alla guerra del gas, avevano aperto la strada a un’irruzione che non fosse solo “protesta”, ma una conquista del potere. Evo Morales è stato eletto nel 2006, e insieme ad Alvaro García Linera come vicepresidente, che ha sempre giocato il ruolo dell’intellettuale e ideologo del progetto socialista e plurinazionale, ha condotto con fermezza questo processo. Ma  ha agito anche con tantissimi limiti e contraddizioni, non solo di ordine ideologico, ma anche di tipo economico.  
I governi Morales – Linera hanno gestito un processo radicale con uno stile di governo molto personalistico, pensando forse che l’ "evismo” fosse l’unico modo di condurre il processo storico. In 13 anni sono state numerose le occasioni di divisione con le stesse organizzazioni che li sostenevano, condizionate da una leadership personalizzata al massimo, che ha stroncato molto spesso sul nascere la costituzione di una classe dirigente di diretta espressione dei movimenti (in primis le organizzazioni del “Pacto de Unidad”) che sostenevano il MAS. 
Ma la grande trasformazione era ormai avviata, la dirompente entrata in scena dei movimenti sociali e popolari è stata inarrestabile, avendo incorporato, pur nelle gravi contraddizioni dell’ "evismo”, una forza capace di sconfiggere con chiarezza e limpidezza i tentativi di un settore politico economico ostile alle riforme avviate, per riprendere in mano il potere.
Il settore del centro e della destra politica della Bolivia ne esce non solo ridimensionato, lo era già nei fatti e nella mancanza di gruppi e partiti capaci di esprimere dei candidati solidi, ma storicamente azzerato. Carlos Mesa, l'anti Morales già capo di Stato della Bolivia tra il 2003 ed il 2005, ha rappresentato un candidato moderato, un intellettuale che non esprime per niente l’apparato del centro destra e per nulla le aspirazioni dei potentati economici dell’Oriente. Né tanto meno le istanze sociali mobilitate negli ultimi anni intorno al progetto del Mas-Strumento politico.
L’uscita di scena di Evo Morales dopo le contestate elezioni del 2019, ha fatto emergere l’inettitudine e la pericolosità del progetto reazionario, corrotto, razzista e antistorico, che si è espresso in un voto con numeri insignificanti. Il voto di “resistenza” si è concentrato per “difendere” il progetto storico, e non quindi un voto per Evo, dato che in campagna elettorale Arce ha spesso sottolineato la necessità di un rinnovamento prendendo chiaramente distanza dalle personalizzazioni degli ultimi anni, ma un voto per continuare sulla strada intrapresa
Un bellissimo risultato, limpido, pacifico, politicamente potente, che speriamo possa far ripartire il Paese, in cui siamo storicamente presenti ormai da cinquant'anni, su basi ancora più solide, superando le contraddizioni e le ambiguità del passato.

Mario Mancini
presidente Progettomondo

 

 


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