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Il Covid prende piede ad Haiti

Si aggrava ad Haiti l’impatto dell’epidemia di Covid-19. I casi ufficialmente confermati sono circa 600, con un’accelerazione di 60 nuovi casi giornalieri, un numero di casi sospetti superiore a 2.250 persone, e 22 decessi. I dati ufficiali, tuttavia, non restituiscono il quadro di quanto stia succedendo nel Paese, perché il basso numero di test realizzati e la mancata denuncia dei casi sospetti da parte della popolazione non permettono di comprendere quale sia la reale portata del contagio. In diverse zone, tra cui molte bidonville della capitale, si vocifera di un’epidemia di febbre.  Il Penitenziario Nazionale ha registrato i primi casi tra i detenuti. Sono stati individuati alcuni focolai tra il personale sanitario, come nel blocco respiratorio e nel raparto maternità dell’Ospedale Universitario, ma si tratta solo della punta dell’iceberg. La malattia viene nascosta per evitare la stigmatizzazione sociale e per la mancanza di fiducia nelle istituzioni, rendendo impossibile bloccare la trasmissione comunitaria del contagio. Le misure imposte dal governo vengono rispettate solo in parte, sia per una scarsa sensibilizzazione della popolazione sia per l’impossibilità di restare in casa quando è per strada che molte persone si guadagnano da vivere. Basta osservare la situazione dei mercati, ancora affolati, e mancanti di misure di protezione, collettive e individuali.

In questo contesto non si ferma l’impegno di Progettomondo.mlal ad Haiti, con sei progetti attualmente attivi sui temi dell’insicurezza alimentare, del rinforzo delle associazioni della società civile e la collaborazione con le autorità locali, del cambiamento climatico, della tutela dei diritti dei minori in conflitto con la legge e dei detenuti. Le attività vengono quotidianamente riadattate al contesto emergenziale senza perdere di vista la prospettiva sui processi di sviluppo sostenibile.

Da pochi mesi Progettomondo.mlal e RNDDH (Rete Nazionale di Difensori dei Diritti Umani) hanno avviato il nuovo progetto ‘’A Buon Diritto’’ con l’obiettivo di promuovere i diritti dei carcerati attraverso il rinforzo e il networking di organizzazioni della società civile e degli attori della catena penale. Su una popolazione carceraria superiore alle 11.000 persone, a fronte di circa 4.000 posti disponibili (quasi tre volte la capienza), e considerando inoltre le precarie condizioni di disponibilità di acqua, cibo e cure sanitarie, l’impatto del Covid19 sulla popolazione delle carceri potrebbe essere assai grave. Le autorità giudiziarie hanno individuato dei criteri per procedere alla liberazione di alcuni detenuti, tra cui l’età e la condizione di salute, l’aver scontato già l’80% della pena e la buona condotta. Già 500 persone sono state liberate, ma l’intervento resta insufficiente, soprattutto considerando che il 75% dei detenuti è ancora in attesa di giudizio. Inoltre, i difensori dei diritti umani denunciano che tra i detenuti liberati ci siano anche alcuni esponenti delle bande armate legate al conflitto politico che Haiti ha recentemente affrontato, la cui liberazione non risponde ai criteri stabiliti.

Per contribuire alla riduzione del rischio che l’epidemia raggiunga le prigioni e i commissariati, Progettomondo.mlal ha concluso nelle scorse settimane la distribuzione in dieci strutture di alcuni prodotti di prevenzione per gli operatori (900 mascherine e 17 litri di gel igenizzante), e per migliorare le condizioni igieniche degli stabilimenti (105 litri di disinfettante e 84 stumenti per la pulizia). Intanto si continua a lavorare a distanza con alcuni attori chiave del settore della giustizia minorile, per elaborare un documento di orientazione strategica che possa guidare la riforma del sistema secondo l’approccio della giustizia riparatrice, alternativa alla giustizia punitiva.


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