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Fuerza, querida Bolivia!

Ch'ama-pacha // Energia, Forza

Concetto rappresentato dal colore giallo nella bandiera della Wiphala.
Espressione dei principi morali dell'uomo andino,
Si ispira alla dottrina della pacha-kama e pacha-mama:
l’ordine universale,le leggi e le norme,
la fratellanza e la solidarietà umana

 

La situazione politica in Bolivia è precipitata in una voragine di incertezza e confusione. La rinuncia del presidente Evo Morales, tanto agognata da una parte della popolazione - che da un mese manifestava attraverso presidi nelle principali città del Paese- ha portato a una situazione di forte instabilità e scontento sociale non facilmente prevedibile.

Morales, leader del Movimiento al Socialismo (MAS), era al potere dal 2006 e nel 2014 era stato rieletto con il 60% dei voti.
Nel 2016 è stato indetto un referendum per poter modificare la normativa costituzionale e ottenere la possibilità di candidare il presidente per un ulteriore mandato, ma il voto popolare non ha appoggiato la mozione e ha vinto il “NO”, dando vita al movimento “21F” (21 febbraio) o “Bolivia dijo NO”, che in questi ultimi anni ha in più occasioni rivendicato il rispetto delle Costituzione.
Nel 2017 il Tribunale Costituzionale ha però emesso una sentenza molto criticata, per abilitare Morales a una successiva candidatura, facendo prevalere una discutibile interpretazione dei diritti umani e politici sulla norma costituzionale.

Da questo momento in poi il MAS ha evidentemente sottovalutato il malcontento diffuso dei cittadini e il loro timore di trovarsi improvvisamente in una situazione simile a quella dei vicini venezuelani. Questi spettri, e un generale scontento verso alcune politiche attuate dal governo in questi 13 anni, hanno occultato in parte gli indiscutibili risultati raggiunti, dalla crescita economica alla stabilità politica, fino alla riduzione della povertà. Nel periodo di campagna elettorale, lo scorso ottobre, una quasi inesistente proposta politica dell’opposizione ha preso sempre più forza, facendo gioco su queste paure e identificando in Morales la causa di tutti i problemi del Paese. È nato quindi il movimento “pro democracia”, che unisce persone e gruppi molto diversi tra loro.

A questi precedenti si unisce il sospetto di brogli elettorali relativi alle elezioni delle scorso 20 ottobre, durante cui il MAS ha raggiunto il 47% dei voti e quindi la maggioranza necessaria per non andare al ballottaggio contro il candidato dell’opposizione Carlos Mesa.
Una porzione di estrema destra, conservatrice, radicata nella storica zona di opposizione, l’oriente di Santa Cruz, è così riuscita a conquistare un ruolo da protagonista, strumentalizzando a proprio favore una manifestazione nata in nome della tutela della democrazia.
In un susseguirsi di richieste, inizialmente sottovalutate da Morales, si è passati non solo a esigere un ballottaggio e nuove elezioni, ma perfino a chiedere la rinuncia alla carica che, quasi a sorpresa, sia Morales che il vice presidente Linera hanno accettato e reso pubblica il 10 novembre.
Da lunedì l’instabilità è totale. I movimenti sociali affini al MAS si stanno mobilitando per rivendicare il proprio voto e una rappresentanza nel panorama politico e sociale del Paese.

Tutta la situazione e il succedersi di manifestazioni e scontri sta facendo riemergere una storica e strutturale divisione nella società boliviana, composta da differenti strati e gruppi appartenenti alla realtà rurale e urbana di origine indigena, in contrapposizione a una classe media o alta radicata nei contesti metropolitani. Entrambi i gruppi ovviamente hanno richieste, priorità ed esigenze differenti e legittime a cui il “proceso de cambio”, promosso dal MAS in questi anni, era riuscito in parte a rispondere, come mai prima nella storia della Bolivia. Ora il timore diffuso è che si possa retrocedere e che certe grandi conquiste sociali raggiunte nell’ultimo decennio vengano identificate con una persona, Evo Morales, e non con un popolo intero, come dovrebbe essere. Si teme che si possa degenerare, nuovamente, a forme di esclusione e razzismo generalizzato, e questa paura è così forte che le proteste, invece di concentrarsi sull’opportunità delle nuove elezioni, previste tra mesi, si scagliano contro la presidenza ad interim.
Non esiste al momento alcuna possibilità di dialogo tra le due parti che compongono una società profondamente lacerata. C’è poca fiducia nelle persone che stanno assumendo il potere provvisoriamente, alle quali, di certo, spetta una sfida difficile e un ruolo complicatissimo, che non si può risolvere solo nel denigrare le nefandezze del governo precedente, ma deve ripartire con uno spirito di conciliazione e propositi di ricostruzione delle basi di una società diversa, laica e plurinazionale. Non resta che attendere e vedere se i nuovi volti politici saranno in grado di gestire questo intricato contesto locale, oltre che i forti interessi economici privati internazionali che incombono su un Paese tanto ricco e volubile come la Bolivia, nella speranza che non spariscano le tutele sulle risorse statali stabilite negli ultimi anni.

Magda Rossi,
cooperante Progettomondo.mlal Bolivia


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