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Dalla parte dei bambini. Cinema, e non solo, per parlare di diritti.

Parlare di diritti non è mai banale né superfluo. Se poi, come quest’anno, ricorre un anniversario fondamentale, che segna i trent’anni dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, farlo è praticamente d’obbligo.

Per questo il Festival del Cinema Africano, che si è svolto a Verona tra l'8 e il 17 novembre, nelle attività rivolte alla scuola, che proseguiranno fino a dicembre in 24 comuni della provincia coinvolgendo 7.000 studenti e circa 400 docenti, ha scelto di mettere a disposizione dei docenti alcuni spunti per affrontare i temi dei diritti e del rispetto dell’altro, e di sensibilizzare bambini e ragazzi con la proposta di film che parlano di accoglienza, diversità e amicizie che nascono nei modi più inaspettati.
Si tratta di pellicole che raccontano di mondi, a volte incantati e fantasiosi, a volte reali e concreti, i cui protagonisti vivono avventure da condividere emotivamente perché fin da piccoli si senta di far parte di un'unica umanità.
Agli studenti delle superiori è stata offerta anche l’occasione di una conversazione interattiva con il rapper Tommy Kuti, autore del libro “Ci rido sopra. Crescere con la pelle nera nell’Italia di Salvini”. Nato in Nigeria e cresciuto nel quartiere multietnico Cinque Continenti a Castiglione delle Stiviere, Tommy è intervenuto dopo la proiezione del cortometraggio di Alessandro Garilli, “Io sono Rosa Parks”, per dare voce a quella nuova leva, che sono i ragazzi di seconda generazione, con i loro sogni e difficoltà di integrazione.

“Il 20 novembre 1989, veniva approvata a New York la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, ricorda la responsabile dello Spazio Scuole del Festival e dell’ufficio educazione di Progettomondo.mlal, Rossella Lomuscio. “La Convenzione ha segnato un importante cambiamento: bambini e bambine, ragazzi e ragazze sono diventati soggetti titolari di diritti. Il cinema ha spesso avuto un ruolo importante nell’affrontare tematiche inerenti i diritti delle persone. Per questo può essere di grande aiuto e diventare un dispositivo pedagogico interessante per introdurre molti argomenti, per stimolare discussioni, per approfondire alcune tematiche, per far sentire gli studenti “dentro il problema”, per facilitare l’assunzione di punti di vista decentrati e, al tempo stesso, per aiutare gli studenti a parlare anche di sé in maniera più mediata e rassicurante, attraverso le esperienze vissute dai protagonisti dei film”.
Conclude Lomuscio: “Il Festival vuole essere una piccola, ulteriore, dimostrazione che si può educare divertendo e che farlo in maniera quanto più possibile interdisciplinare può aggiungere qualcosa di nuovo nello sviluppo di un maggior senso del rispetto del prossimo, insegnando a riconoscere la diversità come un arricchimento e non come un limite ai propri diritti”.


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