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Burkina, quale futuro?

Una settimana fa è rientrato in Italia dal Burkina Faso, ma il suo impegno continua a distanza. Marco Decesari, cooperante di Progettomondo.mlal, si trova ora a Imperia, dalla sua famiglia, con cui convive evitando i contatti troppo stretti, come imposto dal decreto per chi, come lui, dopo essere salito su una serie di voli che da Ouagadougou lo hanno portato prima ad Addis Abeba e poi a Roma e infine Genova, deve sottostare alla quarantena.
"Evitiamo di stare troppo vicini, mangio in camera mia e negli spazi comuni uso la mascherina”, racconta. “Intanto continuo a lavorare a distanza sulle ultime progettazioni per il rafforzamento della resilienza, la coesione sociale e il contrasto all’estremismo violento che si sta diffondendo soprattutto nelle zone del Burkina al confine con il Niger, dove il terrorismo è più accentuato”.
Alla povertà del Paese africano, alle catastrofi naturali che ciclicamente lo mettono in ginocchio, si è infatti aggiunta la presenza di gruppi armati radicali che stanno mettendo in fuga dalle zone a nord centinaia di migliaia di famiglie.
La diffusione del coronavirus in un contesto già tanto sofferente, rischia di avere ricadute devastanti.

Per questo il governo sta correndo rapidamente ai ripari.
Dal giorno della partenza di Marco, il 20 marzo, a oggi, la situazione del Paese ha iniziato a degenerare con 150 casi di persone infette (ma i tamponi fatti sono ovviamente gran pochi) e alcuni morti accertati.
“Ho lasciato il Burkina un mese prima del previsto, lasciando colleghi locali e italiani. Sarei dovuto comunque rientrare ad aprile per spostarmi su un nuovo progetto ad Haiti”, racconta Decesari. “Dalla chiusura di mercati e luoghi di culto e di ritrovo si è passati al blocco totale delle frontiere sia aeree che terresti. Il governo sta anche sigillando le città per evitare in tutti i modi che i contagi possano arrivare nei villaggi rurali. Ma non è facile. Le persone escono di casa per vendere qualcosa e guadagnarsi da mangiare. Stando in casa rischiano di morire di fame. È presto per fare previsioni. Fra un paio di settimane si capirà probabilmente se le misure che stanno venendo adottate siano efficaci o meno. Sono molti gli interrogativi su un futuro incerto e di difficile lettura”.


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