Premi enter per cercare or ESC to uscire

Bolivia, si fa rete per garantire il cibo

Cresce il numero di contagiati in Bolivia, dove sono stati identificati 3 focolai principali legati alle grandi urbanizzazioni di La Paz-El Alto, Santa Cruz, Oruro. Altri stanno emergendo a Cochabamba e Tarija.
Lo stato ha applicato una quarantena molto stretta fino al 15 aprile, con uscite regolate in base all’ultimo numero di carta d’identità e nella fascia oraria 7-12 nell’unico giorno consentito, a una sola persona della famiglia, per gli acquisti alimentari.
Sono due le principali problematiche che si stanno presentando nel Paese, una legata ad aspetti culturali, come il rifiuto sociale e politico nel rispettare le normative di emergenza o le necessità economiche dei lavoratori informali che sopravvivono dei guadagni giornalieri, l’altra connessa invece alle difficoltà nella distribuzione dei generi alimentari.

Il sistema di accesso agli alimenti nei centri urbani della Bolivia è basato su acquisti nelle catene di supermercati o nei mercati in strada. Due mete rifornite ma non per tutti di facile accesso. Con la quarantena è infatti stato sospeso tutto il servizio di trasporto pubblico e questo impatta nella capacità dei cittadini di poter fare scorte di spese.
A La Paz e El Alto manca una rete di vendita al dettaglio di alimenti (fruttivendoli, macellai, alimentari, gastronomie, fornai) distribuita nei quartieri. Chi vive nelle periferie più marginali, senza i mezzi pubblici, non riesce quindi a raggiungere mercati in strada e supermercati.

Il problema della provvigione di alimenti e di come garantirne l’accesso a tutti i cittadini è stato oggetto di una riunione via skype tra enti del governo (Ministero dello sviluppo rurale e territorio, Ministero della produzione economica), agenzie delle Nazioni Unite (FAO, IICA, PNUD), oltre che organizzazioni che rappresentano il settore dell’agricoltura famigliare (CIOEC, AOPEB) come della società civile organizzata, tra cui Progettomondo.mlal e Slow food Bolivia.

Durante il dibattito è emersa l’urgenza prioritaria di individuare delle soluzioni per la fornitura e distribuzione di alimenti, superando le attuali barriere di distanza tra abitazione-punto di vendita. La nostra Ong e Slow Food Bolivia hanno lanciato la proposta di rafforzare i mercati di circuito corto, cioè garantire che i piccoli negozi di prodotti biologici, agroecologici che stanno sviluppandosi a livello di quartiere, i piccoli mercatini o venditori ambulanti di tali prodotti possano essere riforniti direttamente dal settore dell’agricoltura familiare e ricevere le quantità di alimenti da rivendere in ogni quartiere. L’obiettivo è rafforzare un tessuto commerciale incipiente che ha però le potenzialità attrezzarsi e ridurre gli spostamenti delle persone, garantendo al contempo l’accesso al cibo a chi non possiede mezzi di trasporto privati.

La FAO è pronta a garantire un forte appoggio istituzionale, ma purtroppo, dopo 15 giorni di quarantena e a distanza di 10 giorni della riunione istituzionale, la sua applicazione incontra alcuni ostacoli legati ad aspetti burocratici. La situazione di emergenza assorbe talmente l’apparato statale e del governo che non è facile ottenere i permessi indispensabili per poter realizzare il commercio a livello di quartiere.
A causa della burocrazia è in sofferenza anche la distribuzione di alimenti dalle zone rurali e dai centri di produzione verso le grandi città. Il permesso necessario al trasporto e alla circolazione non viene concesso in tempi rapidi e a tutti. Ciò blocca all’origine gli alimenti, con impatti negativi soprattutto nelle catene di valore di prodotti deperibili, come gli ortaggi e i latticini.

CIOEC, Coordinamento per l’Integrazione delle Organizzazioni Economiche Contadine, dopo due settimane dalla dichiarazione di emergenza è riuscita a sbloccare con le autorità i permessi per un solo centro di produzione della rete di OECAs (Organizzazione Economica Campesina) che rappresenta. AOPEB, Associazione di Organizzazioni di Produttori Ecologici della Bolivia, altra rete nazionale che rappresenta l’agricoltura famigliare, ha deciso di operare nella distribuzione porta a porta in modo autonomo, data la gravità della situazione, senza attendere i permessi delle autorità.

A risentire dell’emergenza sanitaria sono anche tutte le attività di Progettomondo.mlal. Non solo quelle inerenti l'ambito della giustizia, ma anche la produzione nella filiera tessile. Non potendo uscire di casa, sono poche le donne che hanno gli strumenti per lavorare da casa.

Un altro settore fortemente impattato è naturalmente il turismo, in particolare comunitario, come quello promosso dalla nostra Ong. Fino ad alcuni mesi fa rappresentava una fonte di guadagno aggiuntiva per molte comunità andine, ma già da ottobre, con le problematiche socio-politiche nel Paese per via delle elezioni, e ancora di più oggi, con il pericolo della diffusione del coronavirus, il sistema turistico è sprofondato in un grande abisso. Si trascina a stenti nella speranza di una ripresa.

 

Francesco Anichini
Progettomondo.mlal Bolivia


Dona ora
Dona ora