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Al via il Festival del Cinema Africano

Compie 38 anni quest’anno il Festival di Cinema Africano di Verona e lo fa tenendo fede alla sua storia di sempre: documentare l’evoluzione del continente africano attraverso lo specchio delle cinematografie delle Afriche, che mostrano la vitalità di una cultura in movimento, alla ricerca di se tra il passato e il presente, tra il restare e l’emigrare.

Ma non solo. Come ogni anno, il calendario degli eventi va oltre i film presenti in sala, quest’anno provenienti da 14 Paesi africani differenti (Tunisia, Senegal, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Marocco, Swaziland, Ghana, Egitto, Ciad, Camerun, Sudafrica, Burkina Faso, Algeria).

La 38esima edizione si terrà a Verona tra il 9 e il 18 novembre, al Teatro Cinema Santa Teresa per i film in concorso, e al Teatro Stimate per le proiezioni al mattino rivolte alle scuole e proseguirà in provincia dal 19 novembre al 9 di dicembre.
In totale sono previste una ottantina di proiezioni e un ricco assortimento di appuntamenti correlati al festival, che spaziano dalla mostra al Museo africano alle presentazioni di libri alla libreria Pagina12, da performance teatrali a spettacoli educativi per le scuole, da aperitivi con gli ospiti al Circolo del Cinema a omaggi a registi africani scomparsi e perfino suggestive visite turistiche nel quartiere più multietnico di Verona, fino alla conclusione a suon di Taranta.

Una scelta che conferma come il Festival di Cinema Africano continui a esprimere l’evoluzione sociale, culturale e artistica del continente, non solo attraverso la settima arte, ma anche attraverso una narrazione composita, capace di recuperare e raccontare la propria storia in vari ambiti espressivi.

Diventa ogni anno più difficile condensare in poche giornate la ricchezza che arriva dal continente africano, presentare i nuovi linguaggi che riformulano antichi saperi e ne creano di inediti. L’immagine del Manifesto scelta in questa edizione sta a sintetizzare questo: chi si fermerà a guardare il corpo statuario immaginandolo oggetto, non sarà rapito dal gesto dell’abbraccio e dalla fierezza della postura del suo capo.

L'Africa è ferma tra fame e guerre solo per chi non coglie la crescita culturale di un continente che è capace di cambiare il suo sguardo e anche il nostro. Per farlo però, occorre andare al cinema e perdersi nelle narrazioni, sempre diverse, delle registe e registi africani.

 

Il grande schermo che insegna

Quest'anno sono 12 le proposte, tra lungometraggi e cortometraggi, inserite nel programma del Festival del Cinema Africano destinate al pubblico più giovane. Un viaggio attraverso l’occhio di registi provenienti da 5 paesi africani (Algeria, Nigeria, Ruanda, Kenia e Sudafrica), ma anche dall’Italia con 3 cortometraggi sul tema dell’immigrazione. Film che spaziano da tematiche legate a storie di quotidianità, di riscatto sociale, che parlano di amicizia, ma anche che rievocano pagine di storia che fanno scoprire un’ Africa viva, che ha voglia di sognare per essere protagonista del proprio futuro.

Gli oltre 7.300 studenti di scuole elementari, medie e superiori di tutta la provincia, che hanno già aderito a una delle 60 proiezioni, dal 9 novembre al 9 dicembre, saranno intrattenuti in aule magne o direttamente nelle sale di un cinema. Con loro ci saranno più di 600 docenti che scelgono questa proposta educativa anche come approfondimento tematico.

“L'ingiustizia sociale, il cambiamento climatico, il terrorismo, lo sfruttamento delle risorse, la sovrappopolazione, e altri fattori preoccupanti e inarrestabili stanno facendo del nostro mondo un luogo sempre più precario e pericoloso, che lascia spesso inermi”, evidenzia la responsabile dell'area educativa di Progettomondo.mlal, Rossella Lomuscio. “Vedere i frutti amari dell'odio che si insinua silenzioso nelle nostre città e nelle nostre case rappresenta uno shock di fronte a cui, specie chi lavora in ambito educativo, si sente spiazzato e impreparato. È certamente vero che imparare dal passato è fondamentale per anticipare e interpretare scenari futuri e futuribili, ma non bastano i libri di scuola, gli insegnamenti passivi, non bastano le testimonianze né l'arte se manca un impegno personale: per contrastare l'odio dobbiamo conoscere innanzitutto coraggiosamente noi stessi. Crediamo che il linguaggio cinematografico abbia un ruolo cruciale nel dispiegare verità, creare emozioni, convinzioni e legami empatici verso la solidarietà e il rispetto”.

I film proposti alle scuole, e la formazione di una giuria studenti, quest'anno composta dagli studenti dell'Istituto Tecnico “Luigi Einaudi”, rappresentano quindi strumenti da un lato per raccontare storie di gente comune, di altre culture, di paesi sconosciuti, dall'altro per promuovere una cittadinanza attiva e consapevole, che sappia confrontarsi con il resto dell'umanità.

Novità di quest'anno sarà lo spazio riservato alle Tombole durante cui, il 15 e il 16 novembre, il noto conduttore televisivo Patrizio Roversi e il formatore Stefano Pratesi, intratterranno i giovani con un singolare spettacolo educativo che si inserisce nell’ambito del progetto di global education “Facciamo Tombola” cofinanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.
Le regole del gioco portato in scena sono le stesse della comune tombola, ma i numeri estratti sono storie, dati, cifre significative e percentuali legate a vari fenomeni che interessano il pianeta, in primis quello della migrazione.
A ogni numero estratto corrisponderà una notizia, un dato statistico, un tema che diventerà lo spunto di approfondimento.

 


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