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Adolescenti in carcere, l'opportunità di cambiare

"I giovani che entrano in carcere restano soli. Possono parlare solo con le loro mamme, ma ciò di cui hanno bisogno è un vero aiuto, da parte di psicologi e persone che conoscono i processi giudiziali, e che sappiano seguire realmente i loro casi e convincerli del fatto che cambiare vita è possibile". Sono pronunciate con il cuore in mano le parole di uno dei 14 giovani boliviani che, avendo vissuto sulla propria pelle l'esperienza della detenzione, chiede una maggiore attenzione al sistema penale andino verso i giovani trasgressori.
L'occasione di esprimersi gli è arrivata dal primo evento nazionale di valutazione del sistema penale per adolescenti (SPA) che si è svolto nei giorni scorsi a Cochabamba per fare un bilancio sul  Codice del Bambino, Bambina e Adolescente, entro in vigore nel 2014 dopo la riforma della legislazione in materia di diritto penale minorile.
L'evento, a cui hanno partecipato autorità del sistema penale, giudici, avvocati, agenti penitenziari e realtà come la Defensoria de la Ninez y Adolecencia è stato organizzato dal Ministero di Giustizia e Trasparenza Istituzionale, con la collaborazione di Aics e Progettomondo.mlal.

La nostra Ong, infatti, nel 2011 ha inaugurato il Centro Qalauma, una struttura, unica in tutto il Paese per la reintegrazione sociale degli adolescenti e giovani in conflitto con la legge, e l'esperienza, sempre più consolidata, in materia di giustizia, ci ha portati a garantire assistenza tecnica al Ministero di Giustizia boliviano, dall’ideazione del Codice alla sua revisione normativa.

Durante l'incontro a Cochabamba i professionisti hanno lavorato insieme, cercando di individuare i punti di forza e debolezza del sistema penale per adolescenti e soffermandosi sull'analisi dei processi di investigazione e di esecuzione delle sentenze, e della reintegrazione sociale.
La partecipazione più significativa è stata però quella dei 14 giovani che, da adolescenti, hanno vissuto sulla loro pelle l'esperienza nei centri di attenzione e nel sistema penale. I giovani hanno svolto un lavoro di valutazione parallelo, e lo hanno poi presentato in plenaria ai vari attori del SPA.
Alcuni di loro hanno raccontato la loro esperienza prima, durante e dopo la vita nel centro di attenzione. Hanno parlato del supporto ricevuto da alcuni dei professionali che li seguivano, ma hanno anche sottolineato la necessità di un'offerta più completa e omogenea nei centri, di programmi, corsi e attività, e di infrastrutture più adeguate e dignitose. 

“Nelle carceri ci sono ragazzini di 15 anni. Qualcuno, come me, è fortunato e riesce a uscirne in fretta. Ma ci sono adolescenti che stanno reclusi per 45 giorni, durante cui nessuno spiega loro cosa stia succedendo. No ricevono nemmeno un "come stai?, come sta andando?", e persino al momento dell'udienza, nessuno dimostra interesse nel sapere perché sia stato commesso il reato o come si senta chi lo ha commesso”, continua il giovane testimone. “Se credete che basti darci lezioni di autostima, valori e rispetto mentre siamo dentro per riabilitarci vi sbagliate, non è così. A volte si ha solo bisogno di qualcuno che rassicuri sul fatto che esista una via d'uscita reale, una possibilità di cambiare. Altrimenti chi è dentro e si sente rifiutato e solo, macina il desiderio di commettere cose persino peggiori una volta fuori dal carcere. In pochi hanno la forza di credere di poter cambiare. Ma sono solo ragazzi e, lo chiedo con il cuore, devono essere aiutati e seguiti”.


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