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Attacco a Ouagadougou


"Dall'attacco del gennaio 2016 a Ouagadougou le misure di sicurezza in Burkina Faso sono alte. Noi espatriati abbiamo l'indicazione di rientrare a casa subito dopo il tramonto e di non frequentare posti affollati o tipicamente su misura degli occidentali”. Marianna Mormile, cooperante di ProgettoMondo Mlal in Burkina Faso, dove segue e coordina le attività contro la malnutrizione materno infantile, al momento del recente attacco a Ouagadougou fortunatamente era a casa.
Al ristorante Aziz Istanbul, dove la sera di domenica 13 agosto uomini armati hanno sparato sulla folla che mangiava nel patio, c'era stata lo scorso dicembre, per prendere una decorazione per una torta. “Il locale è aperto da nemmeno due anni e avevo in mente di tornarci”, racconta ancora Marianna. “Oltre a essere poco distante dal cafè 'Cappuccino' dove nel 2016 un attacco jihadista rivendicato da Al Qaeda causò 30 morti e 71 feriti, lo ricorda molto per la tipologia della clientela e lo stile. Non si può dire che ci siano state avvisaglie precise sul luogo in cui ha di nuovo colpito il terrorismo, ma che sarebbe successo un nuovo episodio di terrore lo si percepiva e se ne mormorava”.
Conclude la nostra cooperante: “L'equipe locale e la gente in genere è preoccupata: si chiede cosa non stia funzionando nei controlli o nei servizi segreti. Al momento solo il presidente Christian Kabore Roch ha condannato gravemente l'accaduto. Per il resto tutto tace. È tutto molto buio come il cielo di oggi”.

 



14/08/2017


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